domenica 26 luglio 2015

Anemia, cause e rimedi naturali

Si parla di anemia nel momento in cui nel sangue venga riscontrata una presenza di globuli rossi insufficiente a trasportare verso i tessuti dell'organismo un quantitativo di ossigeno adeguato. Le forme di anemia esistenti sono differenti e ci si può trovare di fronte sia a situazioni passeggere che di tipo cronico.
Tra le cause dell'anemia vi possono essere carenze di tipo alimentare, dovute ad una dieta povera di ferro, acido folico, vitamina B12 e vitamina C. Vitamina B12 e acido folico, in particolare, sono ritenuti necessari per la formazione di globuli rossi sani. A contribuire alla comparsa dell'anemia possono inoltre concorrere malattie gravi che interessano i reni ed il midollo osseo. Vi possono essere inoltre problemi nell'assorbimento della vitamina B12, emorroidi, emorragie interne e scarsa assunzione e/o assorbimento di ferro.

Sintomi dell'anemia

Tra i sintomi vi sono difficoltà respiratorie, pallore, problemi digestivi, accelerazione immotivata del battito cardiaco, sensazione di spossatezza prolungata e sensazione di freddo a livello delle mani e dei piedi, oltre a gengive sanguinanti e irritate, mal di testa ed irritabilità. I medesimi sintomi vengono attribuiti ad una vera e propria carenza di ferro, che può essere recuperato tramite un mutamento delle abitudini alimentari e grazie ad alcuni rimedi naturali.
Alcuni rimedi naturali.
 
 
Alcune modifiche dell'abituale stile alimentare ed alcune integrazioni naturali dello stesso possono contribuire al miglioramento di una condizione di anemia provocata da carenza di ferro causata da una dieta povera di tale minerale o di vitamina C, la cui assunzione può incrementarne la capacità di assorbimento da parte dell'organismo.









 
Eliminare te' e caffe'
Il tè ed il caffè ostacolano l'assorbimento del ferro, soprattutto se consumati durante i pasti o nelle loro vicinanze. Il tè diminuisce l'assorbimento del ferro del 64%, mentre il caffè lo riduce del 39%. Si tratta di dati da non sottovalutare. Il fenomeno è dovuto all'elevato contenuto di tannini di tali bevande. E' dunque raccomandabile eliminarle o limitarle fortemente in caso di anemia sostituendole con tisane, acqua e spremute che possano favorire l'assorbimento del ferro.
Succo d'arancia e di limone
Il succo d'arancia ed il succo di limone, così come tutti gli alimenti ricchi di vitamina C, contribuiscono a favorire l'assorbimento del ferro. Sarebbe dunque opportuno incrementare l'apporto di tale vitamina attraverso il consumo dispremute fresche di agrumi e mediante l'utilizzo di succo di limone per il condimento di insalate e verdure a foglia verde, come gli spinaci, ricchi di ferro di origine vegetale (ferro non EME). E' consigliabile consumare nello stesso pasto cibi ricchi di ferro (come legumi, spinaci, barbabietole, broccoli e cavoli) e alimenti apportatori di vitamina C.
 
Limitare latticini e cioccolato
Il cioccolato, così come il vino, il caffè ed il tè sopracitati diminuiscono l'assorbimento del ferro per via del loro contenuto di tannini. I latticini invece lo ostacolano per via del loro elevato contenuto di calcio. Per questo motivo è sconsigliabile unire nello stesso pasto latticini ed alimenti ricchi di ferro.
Mela chiodata
Una mela al giorno leva il medico di torno e consumare quotidianamente questo frutto fresco contribuisce ad incrementare l'apporto di vitamine e sali minerali benefici per l'organismo. La mela è inoltre oggetto di un rimedio naturale utilizzato sin dal Medioevo in caso di anemia, denominato "mela chiodata". Esso consiste nell'inserire dei chiodi di ferro in una mela per 24 ore. Dopodiché essi verranno eliminati per utilizzarli su di una nuova mela, e la mela chiodata potrà essere consumata.
Ortica
L'ortica è un erba spontanea dalle proprietà rimineralizzanti, che si distingue per il significativo contenuto di ferro, presente soprattutto nelle sue foglie. La principale proprietà benefica dell'ortica consiste nell'essere considerata unapianta antianemica, in grado cioè di stimolare la produzione dei globuli rossi, per via del suo contenuto di ferro e di vitamina C. Le foglie di ortica possono essere utilizzate per la preparazione di decotti, risotti, zuppe e minestre, oltre che di rimedi erboristici curativi.
Barbabietola rossa
Il consumo di barbabietole rosse e del loro succo crudo è ritenuto come particolarmente indicato per coloro che soffrono di anemia. In caso di anemia può essere utile assumere per un mese due bicchieri di succo di barbabietola al giorno, in quanto esso viene considerato un eccellente ricostruttore degli elementi del sangue.
 
 
 
 
 

venerdì 24 luglio 2015

Lo Zenzero informazioni di base.

Lo zenzero è una pianta molto conosciuta anche in occidente.
Le sue origini però riportano fino all’Asia orientale e vedono lo Zingiber officinalis conosciuto già dall’antichità da cinesi, indiani e arabi. Il suo arrivo in Europa è in epoca Romana, dove si afferma da subito per il suo aroma caratteristico e il sapore piccante. All’interno della sua radice si possono trovare, oltre all’olio essenziale, la gingerina, lo zingerone, resine e mucillagini. Molte le sue proprietà curative a beneficio dell’apparato digerente, ma non solo.

In ambito alimentare come in quello curativo è la radice di zenzero a essere utilizzata, sia fresca che in polvere. Appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae, la stessa a cui appartiene il cardamomo, questa pianta si presenta con due file di foglie a forma ellittica con estremità appuntita (anche dette lanceolate) e fiori bianco o rossi in spighe. Molto particolare la forma dei rizomi o radici, dalla forma tozza e irregolare e un colore tendente al beige.



Proprietà curative

Arrivato nel nostro Paese grazie ai Persiani, lo zenzero viene impiegato già dai Romani per le sue capacità digestive. La sua radice favorisce la digestione in particolare di proteine e carboidrati, oltre a contribuire alla riduzione dei gas intestinali. Utile rimedio naturale contro la dispepsia, digestione lenta e difficoltosa accompagnata da dolori addominali, questa pianta vanta anche proprietà carminative contro flatulenza e meteorismo. Sempre per quanto riguarda l’intestino, lo Zingiber officinalis contribuisce a riequilibrare la flora batterica e la sua azione contrasta gli effetti di colite, diarrea e stitichezza


Lo zenzero ha inoltre specifiche capacità antispasmodiche per quanto riguarda i dolori muscolari e di stomaco, oltre a risultare un potente alleato anche nei casi di inappetenza. La sua azione stimolante non si esaurisce però alla sfera dell’appetito, ma coinvolge l’intero organismo donando nuove energie in caso di affaticamento. Le sue proprietà possono garantire, se consumato con regolarità, un sostegno anche nel trattamento di sindromi da perdita di memoria.

Oltre che per le sue proprietà digestive e rivitalizzanti, lo zenzero è molto noto anche per il suo effetto antiemetico. La sua azione si mostra efficace soprattutto nei casi di malesseri come il mal d’auto o il mal di mare, ma anche nell’eventualità di nausea derivata da gravidanza. Utile un consumo regolare come condimento, specialmente nei giorni precedenti alla partenza in caso di viaggio.

Molto importante si rivela lo zenzero, secondo la medicina popolare tradizionale, per chi soffre di ulcere e gastriti. Alla sua azione benefica nei confronti della circolazione sanguigna, le sostanze in esso contenute si dimostrerebbero valide anche per quanto riguarda l’attività antinfiammatoria. Alcuni studi hanno invece evidenziato la sua azione protettiva e lenitiva contro l’infiammazione della mucosa gastrica e un’importante opera di prevenzione, in caso di assunzione di prodotti fan (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei), della formazione di fenomeni ulcerativi.

Non trascurabili sono infine alcune ulteriori proprietà riconosciute allo zenzero come un’azione benefica nei confronti dei reumatismi e nel trattamento del mal di testa. Alla sua radice sono associate, sia in polvere che fresca, proprietà antiossidanti.

lunedì 20 luglio 2015

Definiamo il Carico Glicemico in relazione all'indice glicemico

Il carico glicemico è relazionato all’indice glicemico tramite la semplice formula
CG= (IG*g carboidrati)/100.
Il carico glicemico è fondamentale per avere un parametro pratico nella valutazione dell’effetto dei carboidrati assunti con l’alimentazione. Infatti è relazionato all’insulina che viene rilasciata per riportare la glicemia a valori normali.
 
Infatti la definizione di indice glicemico ha portato alla ridicola demonizzazione di alcuni cibi (come per esempio banane, carote, patate) prima che si capisse che ciò che conta è sempre l’aspetto quantitativo del problema definito dal carico glicemico. In altri termini, come per ingrassare conta la quantità di alimento che si mangia, così per l’attivazione del meccanismo dell’insulina conta la quantità di cibo glicidico che si assume: il fruttosio ha un indice glicemico che è un terzo di quello dello zucchero comune, ma 30 g di fruttosio provocano un rilascio insulinico maggiore di 8 g di zucchero. Pertanto è fondamentale capire la definizione di carico glicemico, ottenuto moltiplicando la quantità del carboidrato considerato per il suo indice glicemico. 30 g di fruttosio danno un carico di 30×23/100=69 mentre 8 g di zucchero danno 8×67/100= 53,6.
Con un’analogia, l’indice glicemico sta al carico glicemico come il peso specifico sta al peso di un materiale. Il peso specifico del ferro è maggiore di quello dei mattoni, ma è meno doloroso se ci cade sul piede una moneta di ferro che un mattone!
Il paragone fra fruttosio e zucchero è però troppo semplice perché entrambi sono carboidrati puri. Cosa accade quando consideriamo due alimenti diversi A e B? Occorre moltiplicare l’indice glicemico per la quantità di carboidrati in essi contenuti.
Per esempio confrontiamo 500 g di uva con 50 g di biscotti secchi. L’uva ha indice glicemico circa 55, mentre i biscotti circa 65.
I 500 g di uva contengono circa 75 g di carboidrati quindi il carico glicemico è 75×55/100= 412,5
I 50 g di biscotti contengono circa 35 g di carboidrati quindi il carico glicemico è 35×65/100= 227,5, nettamente inferiore a quello dell’uva.
Il semplice esempio mostrato indica come possa essere fuorviante generalizzare (per esempio ritenere che la frutta sia sempre meglio dei biscotti) senza verificare di volta in volta il caso particolare (tipo di alimento e quantità).

giovedì 16 luglio 2015

Carboidrati, quali scegliere in base all'indice glicemico

I carboidrati fanno bene alla salute e sono necessari a fornire energia al nostro organismo. Gli esperti lo confermano e raccomandano di porre attenzione all'indice glicemico. Un indice glicemico più basso implica una minore quantità di insulina in circolo nell'organismo ed un lavoro più leggero per il pancreas.
 
 
Eliminare i carboidrati nel tentativo di dimagrire è sbagliato, ma potrebbe essere utile, soprattutto a chi vuole mantenere la linea, imparare a preferire gli alimenti con carboidratii che presentano un indice glicemico inferiore. L'esempio più semplice? La nostra amata pasta.
La pasta di semola di grano duro, se cotta al dente, presenta un indice glicemico di 45. Questo valore può aumentare se la cottura viene prolungata ed un discorso analogo vale anche per altri alimenti, ad esempio per il riso. Gli esperti suddividono gli alimenti in tre categorie a seconda del loro indice glicemico (IG).
Il valore di riferimento principale per l'indice glicemico è dato dal glucosio, al quale viene attribuito un IG pari a 100. I carboidrati ad IG alto hanno un valore da 70 in su. L' IG medio è compreso tra 56 e 69. Gli alimenti ad IG basso presentano un valore minore di 56. Dunque, la pasta di semola di grano duro cotta al dente ha un IG che può essere considerato basso.
L'indice glicemico misura la rapidità con cui il valore della glicemia nel sangue sale dopo aver assunto un alimento contenente 50 grammi di carboidrati. E' bene tenere conto che le farine integrali presentano un IG minore rispetto alle farine raffinate. Tra i cereali con IG più basso troviamo l'orzo.
Un alimento dal comportamento insolito di cui tenere conto sono le patate. Attenzione alla loro cottura. Le patate cotte al microonde hanno un IG di 117, se sono cotte al vapore l'IG è di 93, mentre l'IG di quelle lessate è pari a 77. Per quanto riguarda il riso, il suo IG può essere molto alto, anche di 104, ma se scegliamo il riso basmati, ad esempio, l'indice glicemico è solo di 53.
Uno stratagemma per ridurre l'indice glicemico della propria dieta? Inserire nei propri pasti alimenti ricchi di fibre. A suo parere, è bene che nella dieta siano presenti cereali non raffinati e legumi, come fagioli (IG 21-32), ceci (IG 22-34) e lenticchie (IG 42). Le nuove indicazioni sui carboidrati giungono dai massimi esperti internazionali di alimentazione, che hanno firmato il primo Documento Internazionale sull'Indice Glicemico.

 

lunedì 13 luglio 2015

La disidratazione cos'e? come si contrasta...

La disidratazione è una condizione patologica che si viene a creare nel momento in cui l’organismo è carente di acqua a motivo di una perdita eccessiva (diarrea, iperidrosi, ustioni, vomito, assunzione di farmaci diuretici o lassativi, abitudini dietetiche scorrette ecc.) oppure a causa di una insufficiente idratazione. Come è noto, l’acqua è il principale componente dell’organismo umano, l’acqua ne costituisce infatti circa il 65%, un dato ovviamente medio, dal momento che sono notevoli le variazioni individuali (a livello muscolare il contenuto di acqua è maggiore rispetto a quello della massa grassa); l’acqua è presente sia a livello intracellulare sia extracellulare sia intravascolare.
 
L’acqua viene eliminata dall’organismo attraverso varie forme, le più note sono le urine e il sudore, ma l’espulsione dell’urina e la sudorazione non sono gli unici processi attraverso i quali l’organismo umano elimina l’acqua. Ovviamente queste perdite di liquido devono essere necessariamente reintegrate, pena un non corretto funzionamento delle reazioni dell’organismo che, come sappiamo, avvengono tutte in soluzione acquosa. È cosa risaputa che non è possibile assicurare la sopravvivenza di un organismo se esso non viene rifornito di acqua per più di un certo numero di giorni.
Un essere umano in condizioni di riposo e a una temperatura di circa 20 °C perde circa un 1 ml di acqua al minuto; in determinate condizioni (attività fisica, aumento della temperatura ecc.), soprattutto a motivo della sudorazione, la perdita per minuto può diventare molto più consistente (anche 25 ml al minuto).
Le tipologie di disidratazione
Vengono distinte tre tipologie di disidratazione:
  • disidratazione ipertonica
  • disidratazione isotonica
  • disidratazione ipotonica.
Si ha disidratazione ipertonica se l’introito di liquidi non consente di reintegrare efficacemente le perdite e si ha una maggiore eliminazione di acqua che di sali.
Si ha  disidratazione isotonica quando l’organismo accusa una perdita di acqua e di sali minerali in proporzioni equilibrate; è il caso della disidratazione provocata da diarrea, vomito o sudorazioni particolarmente intense.
Si ha disidratazione ipotonica se, proporzionalmente, si perdono più sali che acqua; uno dei motivi di tale tipo di disidratazione è da ricercarsi nell’abuso di farmaci diuretici. La disidratazione ipotonica è molto pericolosa perché può causare iponatremia.
Sintomi e conseguenze della disidratazione
I sintomi di un quadro di disidratazione possono essere suddivisi secondo un quadro soggettivo e uno oggettivo. Tra i sintomi di tipo soggettivo rientrano
Tra i sintomi di tipo oggettivo ricordiamo:
  • ipotensione
  • ipovolemia
  • secchezza di cute e mucose
  • variazioni nel quadro elettrolitico.
La disidratazione può avere conseguenze molto serie. Un organismo che si sta disidratando risponde bloccando, o comunque limitando, il meccanismo della sudorazione; una reazione difensiva che tende a risparmiare il poco liquido ancora presente; la mancata sudorazione però porta a lungo andare a problematiche a livello di termoregolazione e può essere causa del cosiddetto colpo di calore. Un’altra seria conseguenza della disidratazione è l’ipovolemia, ovvero la diminuzione della volemia, il volume totale del sangue; in caso di ipovolemia, la circolazione sanguigna risulta alterata provocando un affaticamento cardiaco che, nei casi più gravi, può portare a un collasso cardiocircolatorio. Altre conseguenze possono essere l’iponatremia, disturbi gastrointestinali, allucinazioni, infarto ecc.
I soggetti a rischio di disidratazione
I bambini, le persone anziane e gli sportivi sono da considerarsi categorie a rischio di disidratazione. L’organismo dei bambini è composto da una percentuale di acqua mediamente maggiore di quella degli adulti; i soggetti che sono più sottoposti al rischio di una seria disidratazione sono i neonati in quanto più soggetti a gastroenteriti virali.
Nelle persone anziane i rischi maggiori sono legati al fatto che, generalmente, lo stimolo della sete risulta diminuito e dal fatto che alcune persone anziane limitano l’introito di liquidi per timori legati all’incontinenza urinaria.
Le persone infine che praticano attività sportiva a intensità medio-alta sono ovviamente più soggette a rischio di disidratazione a causa della notevole perdita di liquidi che si verifica con la sudorazione.
Le terapie per la disidratazione
In caso di disidratazione ipertonica è necessario somministrare (per bocca o per infusione) soluzioni con un basso contenuto di sali. È decisamente sconsigliata la somministrazione di acqua pura perché ciò potrebbe portare a squilibri osmotici molto seri.
In caso di disidratazione isotonica si dovranno somministrare soluzioni contenenti elettroliti (sodio, potassio ecc.) in modo da far sì che l’osmolarità torni a essere normale. La semplice somministrazione di acqua avrebbe il solo effetto di diluire il plasma, ma non apporterebbe i sali che sono andati perduti.
In caso di disidratazione ipotonica è consigliabile somministrare una soluzione salina ipertonica al 3%.

mercoledì 8 luglio 2015

Sciatica: alcuni rimedi naturali

Il termine sciatica sta a indicare un’infiammazione piuttosto dolorosa localizzata in uno o entrambi gli arti inferiori. Trae il suo nome dalla parte soggetta al disturbo ovvero il nervo sciatico, noto anche come ischiatico.
La sciatica è un problema che può caratterizzare l’intero arto interessato, in quanto il nervo sciatico si estende lungo tutta la gamba, dai piedi fino al gluteo. Un altro termine di solito utilizzato per ricondurre a questo disturbo è quello di sciatalgia.
 
 
L’infiammazione del nervo sciatico può essere causata da una cattiva e prolungata postura, da ernie discali, sedentarietà o ad esempio anche dalla cosiddetta sindrome piriforme, nota anche come “falsa sciatalgia”. La patologia può essere inoltre indotta da traumi alle gambe.
Nel caso si sia verificata una vera e propria sciatica alcuni rimedi naturali possono venire in soccorso, da un lato limitando la sintomatologia dolorosa e dall’altro riducendo l’infiammazione stessa.
Entrambi possono essere assicurati da un rimedio naturale come il ribes nigrum, dotato sia di proprietà antinfiammatorie che analgesiche che lo rendono un ottimo surrogato di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e farmaci cortisonici. Simili effetti sono poi garantiti dall’artiglio del diavolo e dal salice bianco.
L’artiglio del diavolo rappresenta un’ottima soluzione nel caso di infiammazione muscolo-scheletrica così come nell’eventualità che questo avvenga per il nervo sciatico o ischiatico. Presenta però alcune possibili controindicazioni legate al dosaggio ed è quindi consigliato ricorrervi dietro consulto del proprio medico curante, rispettandone in maniera scrupolosa le dosi consigliate.
Attenzione alle dosi da prestare anche per quanto riguarda il salice bianco, di norma associato agli effetti assicurati dall’aspirina (del quale rappresenta un sostituto naturale). Possiede proprietà analgesiche, antinfiammatorie e antireumatiche e come il farmaco se ne raccomanda l’assunzione a stomaco pieno. Svolge inoltre un’azione anticoagulante e deve essere assunto con particolare cautela dai soggetti più sensibili.
Tra gli altri rimedi consigliati troviamo l’arnica montana, con cui è possibile preparare degli impacchi utilizzando tintura madre al 10-20% (evitare in ogni caso il contatto con eventuali ferite), oltre all’argilla verde, facile da preparare e utilizzare.
In caso di traumi alle gambe è bene per i primi due giorni porre degli impacchi freddi sulla parte dolorante, per ridurre l’evolversi del problema. Trascorso questo periodo si passerà alla “terapia del calore“: riscaldando la parte diminuirà il dolore e si accelererà il processo di guarigione.
Correggere infine se necessario la propria postura e pratica una leggera attività di stretching ogni giorno, avendo cura di evitare movimenti bruschi e di sforzare in maniera eccessiva l’arto.
 

domenica 5 luglio 2015

Qualche nozione sulla Ritenzione idrica

La ritenzione idrica è un disturbo piuttosto diffuso, che colpisce con diversa intensità milioni di persone, soprattutto donne (30 % della popolazione italiana femminile). All'origine del problema possono esistere gravi patologie come disfunzioni cardiache o renali, infiammazioni severe e reazioni allergiche. Spesso però il principale responsabile della ritenzione idrica è uno stile di vita sbagliato, la cui semplice correzione può apportare notevoli benefici.
In medicina il termine "ritenzione idrica" viene utilizzato per indicare la tendenza a trattenere liquidi nell'organismo. Il ristagno di questi fluidi è generalmente superiore nelle zone predisposte all'accumulo di grasso (addome, cosce e glutei).

Il segno principale della ritenzione idrica è l'edema, una condizione in cui l'accumulo di liquidi nei tessuti ne causa un anomalo rigonfiamento. A causa dell'alterata circolazione venosa e linfatica insieme a questi liquidi ristagnano anche numerose tossine che alterano un metabolismo cellulare già compromesso dal ridotto apporto di ossigeno e nutrienti.
Proprio per la sua notevole diffusione la ritenzione idrica è un problema molto sentito ma spesso sopravvalutato. Molte donne infatti attribuiscono erroneamente alla ritenzione il proprio sovrappeso ignorando che, in assenza di patologie importanti, il contributo della ritenzione idrica sull'aumento di peso è tutto sommato marginale. E' invece vero il discorso contrario; è cioè il sovrappeso a rallentare la diuresi e favorire la ritenzione idrica.
Per verificare l'effettiva presenza del disturbo esistono molti test più o meno affidabili. Se per esempio non si ha la possibilità di effettuare l'esame del peso specifico delle urine, è sufficiente premere con forza il pollice sulla parte anteriore della coscia per un paio di secondi. Se dopo aver tolto il dito rimane ben visibile l'impronta siamo con tutta probabilità in presenza di ritenzione idrica.

Cure e rimedi

La cura della ritenzione idrica si basa sulla correzione delle cause che hanno dato origine al disturbo. Come abbiamo visto nella parte introduttiva, in assenza di patologie importanti, il maggiore responsabile della ritenzione idrica è lo stile di vita. Alcune abitudini poco salutari contribuiscono ad aggravare la situazione (fumo, eccessivo consumo di alcolici, sovrappeso, predisposizione per i cibi salati, abuso di farmaci e caffè, abiti troppo stretti, tacchi troppo alti e rimanere a lungo in piedi senza muoversi).
In quest'ultimo caso si consiglia di alzarsi di tanto in tanto sulle punte dei piedi in modo da stimolare la circolazione ed il ritorno venoso.
Insieme alla correzione di tutti i fattori di rischio sopraindicati può essere utile posizionare un cuscino sotto il materasso in modo da sollevarlo dalla parte dei piedi.
L'arma migliore per combattere la ritenzione idrica rimane comunque l'attività fisica. Il movimento, purché sia eseguito regolarmente e con razionalità, contribuisce infatti a riattivare e rinforzare il microcircolo. L'esercizio più indicato in questi casi è una sana e tranquilla passeggiata. La corsa, l'aerobica, lo spinning, il sollevamento pesi, e più in generale gli sport che prevedono frequenti impatti con il terreno (pallavolo, tennis, jogging, corsa) sono invece controindicati.
Una valida alternativa è rappresentata dal nuoto e dalla bicicletta (poco utile quella tradizionale, meglio utilizzare il modello "recline" con le gambe che pedalano in orizzontale anziché in verticale). Anche esercizi propriocettivi e di mobilizzazione della caviglia sono indicati in caso di ritenzione idrica causata da insufficienza venosa.
Al termine della seduta lo stretching abbinato ad esercizi di controllo respiratorio eseguiti con le gambe in alto, favorisce il ritorno venoso e l'eliminazione delle tossine prodotte.


Dieta e ritenzione idrica

Una dieta ad alto contenuto di scorie (fibra alimentare) aumenta la motilità intestinale ed allontana il pericolo di stitichezza, un disturbo che ostacola il deflusso venoso a livello addominale.
E' quindi importante consumare molta frutta e verdura ed in particolare quella ricca di acido ascorbico, una vitamina che protegge i capillari sanguigni. Gli alimenti più ricchi di questa sostanza, meglio conosciuta come vitamina C, sono: alcuni frutti freschi (quelli aciduli, agrumi, ananas, kiwi, fragole, ciliegie ecc.), alcune verdure fresche (lattuga, radicchi, spinaci, broccoletti ecc.), alcuni ortaggi freschi (broccoli, cavoli, cavolfiori, pomodori, peperoni) e tuberi (patate soprattutto se novelle).
Un giorno alla settimana, specie se successivo ad una grande abbuffata domenicale, è consigliata una dieta disintossicante particolarmente ricca di liquidi (the, tisane, succhi di frutta) e vegetali. In questo giorno la carne andrà sostituita con il pesce, più digeribile perché meno ricco di tessuto connettivo. Durante queste 24 ore andranno aboliti anche i grassi ad eccezione dell'olio di oliva e degli oli di semi. Una bella sudata in palestra, magari accompagnata da una sauna o da un bagno turco rilassante, stimolerà ulteriormente il drenaggio dei liquidi e l'eliminazione di tossine.
L'acqua deve diventare una fedele compagna e come tale va portata sempre con sé. Una corretta idratazione è infatti una delle soluzioni più semplici ed efficaci per combattere la ritenzione idrica. Bisogna pertanto sforzarsi di consumare almeno un paio di litri di acqua al giorno. In generale è buona regola aumentare le dosi quando il colore delle urine è troppo scuro e/o di cattivo odore (per esempio nel periodo estivo o più in genere quando si fa sport e si suda molto).
Alcune bevande alcoliche e non (come aranciate, bibite, cola, succhi di frutta, birra, caffè zuccherato, ecc. ) oltre a fornire acqua apportano anche altre sostanze che contengono calorie (zuccheri, alcol) o che sono farmacologicamente attive (ad esempio caffeina). Queste bevande vanno quindi usate con moderazione. E' invece consigliato l'utilizzo di acque oligominerali o minimamente mineralizzate.
Probabilmente all'inizio, specie se si è abituati a bere poco, l'aumentato introito idrico stimolerà la diuresi, un po' come succede quando l'acqua scivola da un vaso di fiori rinsecchito che viene annaffiato dopo un lungo periodo di tempo. Bevendo frequentemente ed in piccole quantità il corpo imparerà tuttavia ad assorbire una maggiore quantità di acqua un po' come succederebbe per il terreno arido citato nell'esempio precedente.

ALIMENTI SCONSIGLIATI:
Il sale ed il sodio in esso contenuto sono alcuni tra i principali alleati della cellulite. Questo minerale è infatti uno dei tanti fattori in grado di aumentare la ritenzione idrica dell'organismo. In una donna che soffre di cellulite tale disturbo è già accentuato a causa dell'alterata funzionalità del sistema venoso e linfatico.
Per questo motivo è importante assumere con la dieta alimenti dalle proprietà diuretiche evitando quelli che, come il sale, favoriscono la ritenzione idrica.
Limitare l'apporto di sodio con gli alimenti è tutto sommato facile, basta adottare alcuni semplici accorgimenti:
non salare le pietanze
utilizzare poco sale durante la cottura (quando si prepara la pastasciutta abituarsi, per esempio, ad aggiungere il sale a cottura ormai terminata; in questo modo si riduce considerevolmente la quantità di sale assorbito dalla pasta)
limitare il consumo di cibi conservati sotto sale o trasformati (insaccati, formaggi, patatine ecc.)
limitare il consumo di cibi confezionati
esaltare la sapidità dei cibi con spezie, limone o aceto tradizionale/balsamico
se la frutta è gradita può essere consumata in sostituzione degli snack salati come spuntino.



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